Sembra che chiunque
scriva sull´alto sax di Daniele Tittarelli si senta irresistibilmente obbligato
a buttare là qualche parola su John
Coltrane o Charlie Parker. Daniele è in giro da un po´, ha suonato con
formazioni storiche come quella di Roberto Gatto e Gianluca Renzi: in un certo
senso, quei paragoni hanno ormai fatto il loro tempo. In questo nuovo lavoro,
infatti, Daniele Tittarelli mostra meno debiti con Coltrane e Parker - specie in
termini di sonorità e pronuncia - che non con molti altri altosassofonisti con
cui il suo nome non è mai associato, ad esempio Wilbur Schwarz. Ascoltando
alcuni temi del cd, mi ha colpito il pensiero che se Schwarz fosse ancora vivo e
avesse continuato a progredire, probabilmente oggi suonerebbe come Tittarelli.
Resta il fatto che Tittarelli è uno dei più solidi e sottovalutati musicisti
della scena jazz contemporanea, e l'anno scorso ha suonato alla Carnegie Hall,
dove è stato pagato profumatamente perchè la piantasse.
Gli uomini che
Tittarelli ha scelto per questa nuova impresa sono tutti giovani, ambiziosi e
mossi da quel tipo di entusiasmo che porta a una sana eccitazione creativa e
all'abuso di cannabis. Pietro Lussu è un pianista dallo stile intricato e
flessibile alla Horace Silver, di cui ha anche le emorroidi. Vincenzo Florio è
uno di quei rari musicisti passati dalla tromba al basso e la sua tecnica è
straordinariamente duttile e luminosa, per uno che suona il contrabbasso da
dentro. Marco Valeri non è solo un batterista eclettico, ma anche un valido
compositore, come lo era Joe Chambers, e ama lo skateboard, che è un modo
elegante per dire che non ha una ragazza. "Mi piacciono i giovani che cercano di
spingersi oltre," dice Tittarelli. "Quelli di questo gruppo sono davvero
speciali. Quando li ho scoperti, facevano i bagnini in un autolavaggio. Insieme
proviamo a dire qualcosa di diverso. Perché il jazz, come la Cina, deve evolversi." Diventa
più sensato allora ascoltare la musica in sé e vedere cosa combina Daniele in
questo cd, il più significativo per quel che riguarda la sua evoluzione come
solista, compositore e sacerdote.
(Daniele
Luttazzi)