Search:  
NEWS
Leggi tutte le nostre news:
Wide Sound: Antonio Onorato - Breathing (WD189) Del: 20/05/2011

L’opera di Miles Davis è intramontabile. Più passa il tempo e più si percepisce la profondità del suo pensiero stilistico e l’attualità del suo suono.Ma risulterebbe difficile disquisire di un artista così complesso senza evitare il rischio di banalizzarne la figura. Perché Davis è stato non solo un grande trombettista ma un eccellente scopritore di talenti, un architetto musicale geniale e coerente oltre che colui che ha sentito l’esigenza di andare sempre avanti senza mai voltarsi indietro a guardare i propri successi.Miles Ahead… recitava il titolo di uno dei tanti dischi riusciti inciso per la Columbia.E se anche fosse possibile parlare di Miles e della sua proiezione artistica è difficile farlo intorno alla sua essenza sonora e filosofica. Intorno a quel timbro che ha cambiato il corso della storia del jazz e che ancora oggi è attuale e contemporaneo tanto da essere usato in tutti gli stili musicali.Intendo non tanto il suono lunare della sua tromba ma di quello della sordina ‘Harmon’ che è strumento a se e che Miles ha reso celebre.Fino ad allora infatti la ‘Harmon Mute’ (che è il nome della ditta che ancora oggi la fabbrica in diversi modelli più leggeri e più pesanti a seconda della grammatura del metallo vibrante che è l’alluminio) la si usava esclusivamente per arricchire la tavolozza timbrica delle orchestre e la sordina ‘Harmon’ otteneva un suono volutamente piccolo e insignificante. Davis ebbe l’idea geniale di togliere dal foro centrale il piccolo cilindro di metallo semovibile ottenendo un suono caldo, pesante e profondamente umano anche se difficilmente intonabile.Non dimentico, all’inizio del mio percorso, la sensazione che ho provato all’ascolto di ‘Round Midnight del ’56 con John Coltrane. Dalle prime note del tema il suono di Miles mi è entrato nella pelle tanto che ho passato mesi e mesi per cercare di copiarlo e tuttora mi emoziona come fosse la prima volta.

E’ il suono della bellissima Blue in Green e di altre ballate mozzafiato, è il suono di Autumn Leaves registrata dal vivo ad Antibes nel 1963 ma è anche quello di Jean-Pierre, di Tutu o di Doo-Bop.E’ tutta la musica di oggi a muoversi intorno a quel suono di sordina che molti possono ripetere e che si declina in mille mondi tesi a raccontarci la grandezza di Miles Davis.

E se qualche anno fa Herbie Hancock portò in viaggio un intero tour dedicato a Miles riproducendo con le tastiere ‘quel’ suono di sordina oggi arriva un altro doveroso tributo da parte di Antonio Onorato che, come molti di noi, molto deve a Davis non tanto come chitarrista ma come musicista tout court.Ed è all’ascolto di “Breathing” che si percepisce il respiro di Miles. Quel fiato sul collo che stavolta ci incute sicurezza certi di avere ritrovato un vecchio amico.Questo riuscito lavoro discografico è un viaggio nella memoria alla ricerca dei grandi protagonisti di questa grande storia che è il jazz. Sono le voci di Coltrane e di Bill Evans i protagonisti come lo sono George Gershwin e Gil Evans con Summertime guidati da quella voce interiore che è del grande Miles. Ma il vero attore è colui che muove tutto ciò con la passione e l’amore verso il jazz e la sua storia. Antonio Onorato ci regala un cd che non è solo un tributo alla storia ma un contributo prezioso riportando le sue passioni in seno a quell’altro luogo passionale che è Napoli con i suoi colori e i suoi profumi.Grazie alla tecnologia e all’intelligenza egli riesce, nell’utilizzo della ‘breath guitar”, a fare respirare la musica rendendola come forse Miles Davis la avrebbe voluta: intensa, vibrante ed onirica come il brano Epilogue che chiude idealmente il cd. Il tutto con l’aiuto di un gruppo di musicisti fantastici che mostra ancora una volta non solo il livello e la maturità del nostro jazz ma la sua positiva ricchezza geografica. Paolo Fresu

***

Miles Davis’s work is timeless.As time passes, the more you feel the depth of his thinking style and timeliness of its sound.But it would be difficult to quibble with an artist as complex without avoiding the risk of trivializing the figure.Because Davis was not only a great trumpet player but an excellent talent scout, a genial and coherent musical architect as well as one who has felt the need to always go forward without looking back at his successes. Miles Ahead ... stated the title of one of the many successful albums recorded for Columbia.And even if it were possible to talk about Miles and his artistic projection it is difficult to do it around his philosophical and musical essence.Around that timbre that changed the course of jazz history and is still current and contemporary enough to be used in all musical styles.I mean not so much the lunar sound of his trumpet but the one of the muted ‘Harmon’ which is an instrument in itself and that Miles made famous. Until then, in fact, the ‘Harmon Mute’ (which is the name of the company that still manufactures several models lighter and heavier depending on the weight of the vibrating metal that is aluminum) was used only to enrich the timbre’s palette of the orchestra and the Mute ‘Harmon’ got a sound deliberately small and insignificant. Davis had the brilliant idea to remove from the small central hole the moveable metal cylinder and get a warm, heavy and deeply human sound, but difficult to pitch.I will never forget, at the beginning of my journey, the feeling I had listening to the 1956 ‘Round Midnight with John Coltrane. From the first notes of the theme, the sound of Miles came deep into my skin so much that I spent months and months to try to copy it and still moves me like the first time.

It ‘s the sound of the beautiful Blue in Green and other breathtaking ballads, it is the sound of Autumn Leaves recorded live in Antibes in 1963, but is also the sound of Jean-Pierre, Tutu or Doo-Bop.It is all today’s music to move around at the muted sound that many can repeat and that comes in a thousand worlds theory to tell us the greatness of Miles Davis. And if a few years ago Herbie Hancock brought in an entire tour dedicated to Miles playing with keyboards ‘that’ muted sound, now comes another tribute by Antonio Onorato, who, as many of us, owes much to Davis, not so much as a guitarist but as a musician tout court.

And it is listening to “Breathing” that you feel the breath of Miles. That breathing down the neck that, this time, inspires the certainty to have found an old friend.This successful work record is a trip down the memory lane in search of the great protagonists of this great history that is jazz.The main characters are the voices of Coltrane and Bill Evans as well the George Gershwin and Gil Evans’s with Summertime, all driven by that inner voice that is the great Miles. But the true actor is the one who moves everything with passion and love for jazz and its history. Antonio Onorato gives us a CD that is not only a tribute to history, but a precious contribution to his passions within another place that is passionate as well, Naples, with its colors and scents.Thanks to technology and his intelligence he manage, with the use of the “breath guitar”, to make the music breathe, making it perhaps as Miles Davis would have wanted: strong, vibrant and oneiric as the song Epilogue that ideally closes the CD.

All with the help of a fantastic group of musicians who once again demonstrates not only the level and maturity of the Italian jazz but also a good geographical wealth. Paolo Fresu

Wide Sound: Carlo Mezzanotte - Jazz quartet (WD188) Del: 19/05/2011

A Carlo Mezzanotte, Sandro Satta, Lorenzo Feliciati, Gianni Di Renzo non manca la capacità di raccontare - storie e sé stessi -, capacità che si  trova nel jazz più efficace e comunicativo, quello che sa parlare a chi ascolta suscitandone emozioni e pensieri.Mezzanotte ha il merito di costruire solide composizioni, di fissare temi dai contorni netti e precisi, di disegnare con sapienza architettonica le coordinate dei racconti. In essi può esserci la suggestione melodico-ritmica di un Bud Powell (Jazz In the Wind) o quella armonica di un Coltrane (Fun Steps), l'esplorazione mai banale dell'universo blues (il cinetico Instant Blues, il rilassato The Blue Shift) come la capacità di viaggiare nel mare della musica sudamericana evitando stereotipi e fissandone suggestioni (complice il flauto eccellente di Elvio Ghigliordini in Corrientes).Il  pianista ha almeno altri due meriti: un uso del piano elettrico e dell'elettronica che lo elegge tra i pochi jazzisti italiani che non hanno rimosso né una stagione artistica per certi versi felice (come quella della cosiddetta fusion o jazz-rock) né le grandi potenzialità espressive di quella dimensione sonora; inoltre Carlo Mezzanotte ha uno speciale tocco cristallino, un nitore nel suono che fa trasparire la sua formazione classica ma la sposa ad un'avvertibile energia.Jazz Tales è un cd che vale la pena di ascoltare e riascoltare anche perché all'interno dei suoi strutturati brani c'è spazio per uno dei sassofonisti più straordinari del jazz italiano, l'altista Sandro Satta che da tempo è dedito soprattutto all'insegnamento e poco ai concerti, anche per  colpa dei meccanismi miopi dell'organizzazione di rassegne e recital in Italia. Satta, però, ha conservato intatto il fuoco del suo solismo che sa essere travolgente ed aggressivo ma mantiene una sua profonda umanità, un senso poetico ed una ispirazione rare, preziose, toccanti (Tempo guaritore).Il "modern hard bop" del quartetto, però, non sarebbe così efficace nel generare e trasmettere energia, colore e divertimento se non ci fosse una complice e rodata sezione ritmica (mentre il gruppo esiste a fasi e formazioni alterne dal 2005, la lineup attuale si è formata nel 2008 a seguito di un “reincontro” dovuto alla comune docenza alla Saint Louis Jazz Academy di Roma), se non ci fossero il contrabbasso di Lorenzo Feliciati e la batteria di Gianni Di Renzo  (sostituito in Bicycles da Marco Rovinelli).Le storie jazz, così, fluiscono con naturalezza e groove, spontaneità e costruzione, sfiorando una gamma di sentimenti e sensazioni vaste, come vasta e matura è l'esperienza dei musicisti, di questi jazzisti che ogni giorno - suonando, insegnando, componendo - regalano alla musica, al jazz e alla cultura italiane la loro arte ed il loro artigianato.  Luigi Onori

Wide Lab: Hot Club Roma - Django Mon Amour (WLB008) Del: 15/05/2011

Credo che il centenario di Django sia il primo importante che si festeggi per quanto riguarda il jazz in Europa anche perché il grande chitarrista tzigano è stato l’unico a lasciare una indelebile traccia nel panorama jazzistico del vecchio continente. Il suo nome è ricordato alla pari di altri grandi centenari della storia del jazz. Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Joe Venuti, Eddie Lang, Benny Goodman, Lester Young, Art Tatum… per la maggior parte  dimenticati o comunque non festeggiati in Italia al contrario degli altri paesi europei che rispettano la storia e la tradizione.
Django scomparve negli anni ’50 quando io ancora non avevo “calcato le scene” del jazz, ma qualche anno più tardi ebbi modo di incontrare a Milano suo figlio Lousson che girava l’ Europa con una roulotte suonando la Maccaferri del padre. Suonammo spesso assieme e notai con grande curiosità che con la mano sinistra evitava di suonare con l’anulare e il mignolo imitando come “due gocce d’acqua” suo padre che come è noto, quando aveva  18 anni,  in seguito a un incendio divampato nel carrozzone dove viveva, rimase ustionato e perse l’uso di quelle due dita.
Ascoltare questo tributo mi ha riconciliato con la musica acustica oggi pressoché dimenticata e sotterrata dal “sound ”elettronico della “musica odierna” in gran parte, a mio avviso, da evitare come il peggiore dei mali.
Moreno Viglione alla chitarra solista, sulla breccia da circa 20 anni e protagonista musicale in diverse direzioni fra le quali l’insegnamento, si muove in questo progetto con grande destrezza, con eleganza e con grande emotività ben coadiuvato dagli amici Gianfranco Malorgio alla chitarra ritmica e Marco Loddo, valente contrabbassista.
Splendidi gli interventi degli ospiti, il violinista olandese poco più che trentenne di grande sensibilità Tim Kliphuis, grande ammiratore dello stile di Stephane Grappelli  e il fisarmonicista sanmarinese Emanuele Rastelli che invitai negli anni ’90 nella sua città, al festival “Jazz incontro alla gente” di cui sono direttore artistico.
Tra i brani in programma, oltre a quelli noti del repertorio di Django, degni di nota sono  “Bossa Dorado” scritto dal chitarrista, violinista e compositore francese Dorado Schmitt  e “Moreno solo” dello stesso Viglione che in questo brano si esibisce alla chitarra da solo.
E poi il fatto di aver chiamato il trio “Hot Club Roma” è un doveroso omaggio all‘ Hot Club de France, vale a dire il nome con il quale Django aveva chiamato il suo celebre quintetto non immaginando minimamente che quella musica sarebbe rimasta nel tempo e avrebbe coinvolto diverse generazioni di musicisti di tutto il mondo.
(Lino Patruno)


I think that Django’s centenary is the first important one for jazz music being celebrated in Europe, also because the great jipsy guitar player has been the only one to leave an indelable trace in the jazz panorama of the old Continent.
His name is remembered like other  great centenaries in jazz history. Armstrong... Art Tatum mostly forgotten or not celebrated in Italy unlike other European countries, which respect history and tradition.
Django died in the Fifties, when I hadn’t entered the jazz scene yet, but some years later in Milan, I met his son Lousson who was going around Europe in a caravan playing his father’s “Maccaferri”. We often played together and I realized with great interest how, while playing, he didn’t use the ring finger and the little finger on his left hand, just like his father used to do,  after having lost these two fingers in a fire that destroyed the caravan he was living in when he was eighteen.
Listening to this tribute has reconciled me with acoustic music, today almost forgotten and buried by the electronic sound of modern music that is in my opinion to be avoided like the worst of evils.
Moreno Viglione guitar soloist, who has already been on the scene for 20 years and who is a music protagonist under many aspects, such as for example teaching music, acts in this project with great ability, elegance and great emotivity with the help of his friends Gianfranco Malorgio, rythmic guitar , and Marco Loddo, valent contrabass player.

Wonderful are the contributions of the guests, the Dutch thirty year old violinist Tim Kliphuis with his  fine sensibility, great admirer of Stephan Grappelli’s style and the accordion player from the San Marino Republic, who I invited in the Nineties in his town during the festival “Jazz incontro alla gente” (Jazz towards people), of which I am art director.
Among the pieces on the program, besides the well-known ones from Gjango’s repertory, “Bossa Dorado” should be noted, written by the French guitar and violin player, as well as music writer, Dorado Schmitt and “Moreno solo” written by Viglione, who plays the piece as guitar soloist.
Having called the trio “Hot Club Roma” is an appropriate tribute to the “Hot Club de France”, that is to say the name Django had given to his famous quintet,  hardly imagining that that music would remain in time and would involve many musicians’ generations all over the world. (Lino Patruno)

Wide Sound: Francesco Bertolino - Los dias del viaje (WD187) Del: 10/05/2011

"Los dias del Viaje è una carezza all'anima e all'immaginazione che la musica di classe sa donare all'ascoltatore attento ed esigente. Non mi sono mai bastati gli impatti d'effetto, le trovate, i pezzi "soltanto" ben suonati: ho sempre cercato qualcosa che sapesse toccarmi veramente. Francesco Bertolini me lo ha dato, come solo un artista profondo, rispettoso e curioso del mondo sa fare.

I suoi acquerelli jazz sanno di sole e profumano di Sudamerica e della gioia di suonare. Qui si respirano le radici su cui si è sviluppato il suo modo di suonare la chitarra, preciso e cristallino, melodico e sognante, messo in rilievo da una band di all stars tutte italiane (Bandini, Maier, Boato, Giardini, Gnesutta e Fantin). Francesco ha confezionato un disco splendido, raffinato nei colori e nelle scelte ritmiche, nell'interplay e nel groove: un disco da indossare come l'abito migliore che si tira fuori soltanto per le occasioni importanti."
Nicola Cossar
 

***

"Los Dias del Viaje is a caress to the soul and to the imagination that fine music can give to aware and choosy listeners.I’ve never been satisfied with the easy tricks or the  " just well played” pieces: I’ve always been looking for something that could really touch me inside.Francesco Bertolini has given this to me, like only a deep artist can do, respectful and curious of the world as he is.His jazzy watercolours taste like sun and smell like South America and the joy of playing.Here you can breathe the roots where his accurate and crystalline, melodic and dreamy way of playing guitar grew up, highlighted by a full Italian all-stars band (Ellade Bandini, Giovanni Maier, David Boato, Cristiano Giardini, Raffaello Gnesutta e Rudy Fantin). Francesco has tailored a gorgeous album, refined in its colours and rhythmical options, in its interplay and in its groove: an album to have on like the best dress, taken out only for the important occasions.”
Nicola Cossar
 

Wide Sound: Vito Favara- Even If Del: 26/10/2010

“Ho conosciuto Vito Favara a Palermo circa dieci anni fa. All’ epoca stava terminando i suoi studi presso la “HochSchule” di Colonia (Germania) con il Pianista inglese nonché mio collega John Taylor. Mia moglie ed io fummo invitati a casa della sua famiglia, e fu lì che ebbi modo di ascoltarlo suonare una mia composizione, insieme ad alcune delle sue.

Già allora nel suo modo di suonare si percepiva un senso di mistero accompagnato da un'essenza particolare, che mi sembrò in parte specchio della sua Sicilianità. Oggi, alcuni anni dopo quel nostro primo incontro, è per me un piacere poter constatare, grazie alla pubblicazione di questo CD, la crescita della sua musicalità già allora così speciale, e  poterne ascoltare la musica, rimasta intatta nello spirito ma arricchita dal tempo e dall'esperienza.” (Ralph Towner)

 

“I first met Vito Favara in Palermo, over 10 years ago.  He was just finishing studies in Cologne Conservatory (Germany) with John Taylor, the English pianist and colleague of mine.  My wife and I were invited to the home of his family, and I had the chance to hear him play a piece of mine, as well as some of his compositions.  He already had a sense of mystery in his playing, and a special flavor that seemed to be a part of his Sicilian heritage.  Now, much later, with the release of this CD, it is a pleasure to hear the development of his special voice. So here is the music with the youthful fascination still intact, with the added richness of time and experience. “ (Ralph Towner)

 

Wide Lab: Bassvoice Project - Pippo Matino & Silvia Barba (WLB005) Del: 15/03/2010

E’ un esperimento che esprime un’esigenza di totalità musicale, di dialogo fittissimo e di accoppiamenti insoliti, in un omaggio al pop ma anche al jazz moderno e alla musica d’autore.
E’ l’idea personale della vocalità nuda, del groove, delle contaminazioni e delle sonorità mediterranee espressive attraverso lo spessore artistico e l’esperienza del bassista Pippo Matino e l’intensità e il calore appassionato della voce di Silvia Barba.
Ma non solo… perché il Project ha visto, in questi due anni di lavoro, la partecipazione di altri validissimi musicisti, ciascuno con il proprio intenso bagaglio creativo.
E’ un processo in continua evoluzione, è interplay serrato, è profondità e semplicità, è l’emozione di chi suona. E’ la buona Musica che ci gira intorno…"

Wide Sound: Antonio Onorato - Emmanuel (WD183) Del: 01/03/2010

Dopo vent’anni dall’uscita del suo primo cd, GAGA, nasce "EMMANUEL" il nuovo lavoro discografico del chitarrista e compositore italiano, Antonio Onorato.
Il titolo è stato voluto fortemente dall’artista per due motivi: è un omaggio al grande compositore francese Michel Colombier e al suo brano "Emmanuel",  - eseguito nel cd in una versione con chitarra classica ed archi - e poi perché Emmanuel è una parola che tende verso l'alto, verso Dio.
Onorato, che racchiude nel suo cd gran parte del suo percorso artistico maturato in questi vent’anni, regala  alcuni struggenti temi orchestrali per piccoli e grandi ensemble che non solo mettono in luce un ispirato compositore, ma fanno risuonare la parte più matura e pacata dell'artista, il suo lato più spirituale.
Non mancano brani relativi alla ricerca linguistica sulla melodia napoletana, che ha fatto di Onorato l’alfiere del cosiddetto JAZZ NAPOLETANO, corrente musicale che fonde gli stilemi armonico-melodici della tradizione napoletana con la musica afro-americana.
Il progetto comprende 2 cd.
Il secondo è un viaggio di sperimentazione sonora in gran parte dedicato alla cultura dei Nativi Americani, di cui Onorato è un attento studioso e appassionato sin dall’infanzia.
Qui la musica dei Nativi è reinterpretata dalla caleidoscopica chitarra a fiato, sorretta dai suggestivi suoni percussivi di Paolo Vinaccia.
La musica è arricchita in alcuni momenti dalle bellissime poesie impressionistiche del poeta cheyenne  Lance Henson, uno dei massimi esponenti della letteratura nativo-americana contemporanea.
Ottimi compagni di questo viaggio insieme ad Antonio sono Danny Many Horses (musicista apache), Joe Amoruso, Gianni Guarracino, Mario De Paola, Giorgio Mellone, Diego Imparato, Piero De Asmundis, Giorgio Savarese, ecc...
Di fondamentale importanza per questo progetto è la presenza energetica e spirituale del grande attore e amico Enzo Decaro, anche lui attento studioso ed appassionato della cultura dei Nativi Americani, che nel cd interpreta un brano molto suggestivo.
Wide Sound: Lutte Berg Ensemble - Landskap (WD182) Del: 15/11/2009

"Se nel jazz esistono ancora luoghi inesplorati questi risiedono nell'inverso delle sue letture più canoniche, nel processo destrutturativo di ogni clichè come nella sintesi di linguaggi aperti a nuove contaminazioni. Fin da un primo ascolto Landskap ci accompagna in un viaggio intimista percorrendo spazi di uno scenario interiore che si espande e si ricomprime al crescere della percezione emotiva e del trasporto fisiologico della musica. Prende vita un mondo introietto fatto di affreschi sonori e raffigurazioni di paesaggi abitati da fiabesche creature. Un viaggio nell'anima, al di la delle sue barriere per spingersi ancora oltre l'orizzonte, al ritmo di cardiache pulsioni di un'esistenza lontana. Pulsioni che non si misurano perché la loro misura è il saperle percepire con intensità diverse. In questo lavoro si consolida la forte alchimia tra i linguaggi popolari e la tradizione euro colta, nel rispetto delle regole dell'armonia moderna. Ogni voce agisce in rapporto alla funzione dell'altra, eppure si rincorrono scambiandosi di ruolo senza mai spezzare l'equilibrio di base. Un equilibrio dove i dolci sussurri squisitamente diatonici si alternano alle graffianti inquietudini della musica modale, citando anche la complessità strutturale della musica contemporanea nel suo dipanarsi in caustiche dissonanze, eppure capace di rimanere scolpita nell'anima. Frammenti di melodie balcaniche mutano in temi di latineggiante flamenco senza tradire la coerenza di stile posta come assunto di base in ognuna delle nove tracce del cd, accarezzato e graffiato da fraseggi di chitarra scanditi da oscillazioni idiomatiche in costante bilico tra Mediterraneo e Mitteleuropeo, tra evocazioni di atmosfere bucoliche e frammenti di musica colta."
(Davide Iannuzzi)
Wide Sound: Luca Mannutza Trio - Longin' (WD181) Del: 09/11/2009

Ammetto che, per qualche tempo, ho ascoltato (e quindi apprezzato) Luca Mannutza meno di quanto sia necessario. Un po' per mia massima colpa, e un po' perché affaccendato nei soliti impegni quotidiani fra i quali non sempre si inserisce anche ciò che si dovrebbe e in fondo si potrebbe. Il momento giusto arrivò nel giugno 2006 alla Casa del Jazz di Roma, quando a Luca fu affidato il compito di collaborare con una mia chiacchierata su Brad Mehldau, illustrandola con alcuni suoi assoli di pianoforte (il quale, sia detto per capirci meglio, è il mio strumento preferito). Bastarono poche note di prova per ricordare alla mia distrazione le doti di chi avevo di fronte: un pianista diplomato in conservatorio, che aveva scelto il jazz "dopo", come sempre dovrebbe essere oggi che i Grandi Autodidatti hanno fatto il loro tempo. Un pianista vigoroso e nello stesso tempo dolce nel fraseggio e profondamente espressivo che vantava collaborazioni eccellenti. Fu perfino capace, a un certo momento, di improvvisare un brano come l'avrebbe fatto Mehldau, ma senza imitarlo.
A questo livello, chi collabora con lui non può che essergli simile nelle qualità e nello stile. Ed ecco il trio R.A.M., basato su un ottimo interplay, nel quale gli strumenti sono fonti d'emissione di suoni paritetici e bellissimi. Concentrando l'attenzione su Renzi e Angelucci, mi vengono in mente certi miei colleghi che sostenevano, trent'anni fa, che <in Italia si suona il jazz peggiore d'Europa>. Adesso è vero il contrario, e il prossimo futuro può essere ancora migliore, basta che i colleghi medesimi non insistano sempre sui soliti cinque o sei nomi, dei quali – per loro fortuna! – Mannutza, Renzi e Angelucci non fanno parte. Non saprei scegliere, fra i dieci brani proposti dal cd, il migliore: sono tutti splendidi, quelli originali e gli altri, e da ascoltare più volte con attenzione per assaporarli meglio. Ecco, direi che per mio conto ho ascoltato di più Whisper Not di Benny Golson; ma soltanto per associazioni personali di pensiero.
(Franco Fayenz)
 
Wide Sound: Maurizio Rolli Big Band - Rolli's Tones (WD180) Del: 28/09/2009

Maurizio Rolli & ROLLI’S TONES BIG BAND
Big band di 20 elementi che ripercorre la storia del rock degli anni '70/'80 con nuovi arrangiamenti ed ospiti del calibro di Peter Erskine, Mike Stern, Hiram Bullock, Bob Sheppard, Bob Franceschini, Stefano Cantini, Achille Succi e molti altri.

Cosa sarebbe successo se…
Peter Erskine 
invece di essere il batterista dei Weather Report, fosse stato il batterista dei Black Sabbath?
Se Mike Stern,  nato anche lui a Boston, fosse stato il chitarrista degli “Aerosmith”?
Se Hiram Bullock  fosse stato al posto di Jimi Hendrix?
Se Bob Sheppard  fosse stato il sassonista dei “Beatles”?
Se Bob Franceschini  fosse stato il sassonista di Hendrix?
Se “Rush” “Yes” avessero avuto una Big Band  a disposizione?
Se i “Police” avessero usato il basso a 6 corde?
Cosa sarebbe successo se invece di Mick Jagger fosse stato Maurizio Rolli a fondare i “Rolling stones”?
se il leggendario Tanino Liberatore ne avesse dipinto le copertine invece di dipingere le cover dei dischi di Frank Zappa?
Queste ed altre risposte le troverete in “Rolli’s tones” il nuovo straordinario cd di 
Maurizio Rolli e della “Rolli’s tones Big Band”
Un cd con cui scoprirete che tutto quello che avete pensato distinguesse il Rock dal Jazz non è più vero... il disco con cui oggi ufficialmene nasce il “JAZZ’N’ROLL”!!!
Wide Sound: Angelo Valori & M.Edit Ensemble - Dove volano gli angeli (WD174) Del: 10/06/2009

Il Cd “Dove volano gli angeli” è composto da 12 brani intensi ed emozionanti, che esprimono l’intento dell’autore di raggiungere una libertà espressiva che è difficilmente inquadrabile in un genere musicale predefinito.

Potrebbe quindi essere definito come una produzione di jazz mediterraneo, dove le influenze della musica classica, contemporanea, etnica, potranno essere facilmente colte dall’ascoltatore.

Le musiche sono state eseguite dal M.Edit Ensemble, ed impreziosite dalle performances di ospiti di straordinaria rilevanza nazionale ed internazionale.

 

Wide Sound: Pippo Matino - Joe Zawinul Tribute (WD179) Del: 28/05/2009

Joe Zawinul ha cambiato per sempre il modo di suonare di tanti pianisti-tastieristi, un vero genio, un incredibile compositore, un grande musicista che ha creato qualcosa di veramente nuovo che prima non c'era. Dapprima coi “Weather Report” che hanno sancito un momento storico così innovativo da esserlo ancora oggi e tutto ciò ovviamente non solo grazie a Joe, che ha scritto le pagine migliori, ma anche grazie a formazioni irripetibili nate dall’incontro con altri geni musicali, ricordiamo il grande Jaco Pastorius. In tempi più recenti, con i suoi Syndicate, Zawinul è riuscito a catturare al meglio suoni e colori di paesi e luoghi lontani, in un lungo viaggio intorno al mondo in un perfetto stile fusion tra musica etnica e jazz. Molti sono i modi per ricordarlo e rendere omaggio alla sua musica e Pippo Matino è sicuramente uno di quei musicisti in grado di farlo poiché ha dimostrato, nel corso della sua carriera, di essere come pochi altri vicino alla musica dei “Weather Report” e di Joe Zawinul, importante ricordare a riguardo la sua collaborazione con Paco Sery, ultimo batterista di Joe.

 

Pippo Matino - Joe Zawinul Tribute (WD179)
Wide Sound: Roberto Zechini Limanaquequa - Bruto (WD176) Del: 25/03/2009

"Terzo album di una delle più interessanti formazioni marchigiane, punto di svolta, ma non conclusivo, del percorso compositivo e strumentale dell’esperto chitarrista / leader Roberto Zechini, coadiuvato da un affiatato ensemble di musicisti duttili e creativi.

Si attraversano felicemente territori jazzistici e “di frontiera” evitando con cura i luoghi comuni degli stessi. Una realtà consolidata che dimostra l’odierna capillarità geografica della buona musica."

 

Roberto Zechini Limanaquequa - Bruto (WD176)

Wide Sound: Riccardo Fassi & Roswell Rudd 4tet - Double Exposure (WD175) Del: 02/03/2009

Un vero e proprio progetto, non una semplice “ospitata” quella che vede il celebre trombonista statunitense insieme ad uno dei migliori trii di casa nostra.
L’album comprende in prevalenza composizioni di Herbie Nichols, musicista affine a T.Monk, di Fassi e Rudd, affrontate dal quartetto in chiave espressiva oscillante fra echi del "free jazz" ed affetto per la tradizione; l’alta classe dei musicisti coinvolti fa il resto.
Un disco importante.

(Riccardo Fassi & Roswell Rudd 4tet - Double Exposure - WD175)
Wide Lab: Rosalba Lazzarotto - My Funny Valentine (WLB003) Del: 15/02/2009

“Lo standard è la culla del jazzista, lo contiene nel suo grande abbraccio, lo dondola col sul rollio ritmico, lo sfida a lasciarla per crescere, pur nel ricordo del suo proteggere… Mi piace talvolta tornare

bambina …E ricominciare.” Con queste parole l’autrice definisce il lavoro di questo disco.

“…Tutta la musica in esse contenuta è così “sentita”… Tu sei la forza trainante di questa registrazione; non solo fai “sentire” tutto ciò che canti, ma coinvolgi la band in uno straordinario unicum musicale. “

(Salvatore Bonafede)

(Rosalba Lazzarotto - My Funny Valentine - WLB003)

Da oggi on-line il nostro nuovo sito www.widesound.it Del: 31/10/2008

Da oggi è on-line il nostro nuovo sito. Un ringraziamento va alla "B4D Sas" ( www.b4d.it ) per l'alta professionalità e competenza che unita alla ormai nota vena artistica del nostro grafico Maurizio Assenti ( www.myspace.com/maurizioassenti ), hanno permesso di raggiungere un risultato eccellente.
Domenico Di Gregorio

Daniele Tittarelli - No Hay Banda (WD173) Del: 24/10/2008

Sembra che chiunque scriva sull´alto sax di Daniele Tittarelli si senta irresistibilmente obbligato a buttare là qualche parola su John  Coltrane o Charlie Parker. Daniele è in giro da un po´, ha suonato con formazioni storiche come quella di Roberto Gatto e Gianluca Renzi: in un certo senso, quei paragoni hanno ormai fatto il loro tempo. In questo nuovo lavoro, infatti, Daniele Tittarelli mostra meno debiti con Coltrane e Parker - specie in termini di sonorità e pronuncia - che non con molti altri altosassofonisti con cui il suo nome non è mai associato, ad esempio Wilbur Schwarz. Ascoltando alcuni temi del cd, mi ha colpito il pensiero che se Schwarz fosse ancora vivo e avesse continuato a progredire, probabilmente oggi suonerebbe come Tittarelli.
Resta il fatto che Tittarelli è uno dei più solidi e sottovalutati musicisti della scena jazz contemporanea, e l'anno scorso ha suonato alla Carnegie Hall, dove è stato pagato profumatamente perchè la piantasse.

Gli uomini che Tittarelli ha scelto per questa nuova impresa sono tutti giovani, ambiziosi e mossi da quel tipo di entusiasmo che porta a una sana eccitazione creativa e all'abuso di cannabis. Pietro Lussu è un pianista dallo stile intricato e flessibile alla Horace Silver, di cui ha anche le emorroidi. Vincenzo Florio è uno di quei rari musicisti passati dalla tromba al basso e la sua tecnica è straordinariamente duttile e luminosa, per uno che suona il contrabbasso da dentro. Marco Valeri non è solo un batterista eclettico, ma anche un valido compositore, come lo era Joe Chambers, e ama lo skateboard, che è un modo elegante per dire che non ha una ragazza. "Mi piacciono i giovani che cercano di spingersi oltre," dice Tittarelli. "Quelli di questo gruppo sono davvero speciali. Quando li ho scoperti, facevano i bagnini in un autolavaggio. Insieme proviamo a dire qualcosa di diverso. Perché il jazz, come la Cina, deve evolversi." Diventa più sensato allora ascoltare la musica in sé e vedere cosa combina Daniele in questo cd, il più significativo per quel che riguarda la sua evoluzione come solista, compositore e sacerdote.

(Daniele Luttazzi)

 

Angelo Valori presenta "Dove volano gli angeli" al Jazz'n Fall di Pescara Del: 22/10/2008

Angelo Valori presenta il suo nuovo CD "Dove volano gli angeli" (WD174) in un concerto inserito nel programma della prestigiosa rassegna "Jazz'n Fall". Il concerto si terrà presso l'Auditorium Flaiano di Pescara Giovedì 23 Ottobre.
Gianluca Renzi all Stars Orchestra - Charles & Joe (WD172) Del: 16/10/2008

Gianluca Renzi propone un omaggio a Mingus e J.Henderson, due musicisti importanti nella sua formazione di musicista, producendo un cd di grande spessore a testimonianza di una live performance di grande livello.
La musica di due grandi solisti, stilisticamente molto diversi tra loro, resa uniforme e coerente da una scrittura fortemente ancorata nella tradizione jazzistica.
Un ensemble di grande livello, comprendente alcuni tra i migliori solisti della scena nazionale, una scrittura filologica ma di grande freschezza e uno swing trascinante fin dalla prima traccia sono gli ingredienti di questo progetto che rende onore a due figure di spicco della musica afroamericana.
Gianluca Renzi, sempre poderoso e brillante come contrabbassista, si mette alla prova con un organico più corposo rispetto ai suoi precedenti lavori con identico brillante risultato e migliorando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la qualità della sua scrittura.
Una ennesima  foto istantanea dell'eccellente stato di salute del jazz italiano scattata dalla Wide Sound.

 

 

Pippo Matino - Third (WD171) Del: 20/03/2008

"Third è il disco della maturità: la sperimentazione unita all’esperienza", afferma Matino nelle note di copertina. "Ho cercato e voluto raccogliere diversi brani, diverse personalità, diverse atmosfere per mettere in pratica e fissare la mia idea di musica."
Un progetto essenziale e ben rodato: groove e sonorità intriganti, momenti melodici e accenti mediterranei. Una escursione nei suoni e nell’estetica della jazz fusion: fa parte del lavoro l’omaggio a Joe Zawinul e Jaco Pastorius, alla musica dei Weather Report.
"Joe Zawinul ci ha regalato grandi emozioni, ricorda il bassista, insegnandoci che l’entusiasmo e la voglia di suonare non hanno età e molti sono i modi per rendere omaggio alla sua musica.
"Pippo Matino è considerato uno dei bassisti elettrici più interessanti del panorama strumentale europeo, come dimostra la sua regolare partecipazione ai festival e agli eventi più importanti.
Un musicista poliedrico che spazia dalla musica jazz alla musica leggera italiana e alle contaminazioni con il funky, il blues e il rock: un bassista che fa del groove e dell’energia la sua cifra caratteristica.

Pristine - Cettina Donato (WLK005) Del: 20/02/2008

«Cettina, suonando una musica "sentita", ha riposto i suoi pensieri, le confessioni e le inquietudini. Ogni brano racconta una miracolosa verità, in un tono nobile e pur sempre connaturato all’essenza di questo linguaggio, ogni brano si attiene a un principio emozionale, dettato da un particolare percorso interiore.» (Salvatore Bonafede, dalle note di copertina).
Pristine rappresenta l.esordio discografico di Cettina Donato: la pianista siciliana propone le sue composizioni e gli arrangiamenti di due standard celeberrimi, come Summertime e A night in Tunisia, portando nel disco le diverse formazioni che ne hanno accompagnato le esibizioni dal vivo negli ultimio anni.
Negli otto brani del lavoro, l.accostarsi delle varie sonorità risponde al percorso emozionale individuato da Bonafede: il suono caldo e avvolgente dei sassofoni di Jerry Popolo, il prezioso contributo fornito dai diversi musicisti coinvolti nel progetto, l.originale visione musicale della pianista animano il disco di una solare vitalità e permettono alla formazione di esplorare le possibilità espressive offerte dalle composizioni di Cettina Donato.

Recital - Michele Francesconi Trio (WLK004) Del: 01/02/2008

Michele Francesconi, Paolo Ghetti e Carlo Alberto Canevali presentano un programma del tutto particolare. Nel lavoro il trio si muove su brani originali composti da musicisti italiani emergenti, tra gli altri Mauro Negri e Stefano De Bonis. Un invito, chiaro e determinato, "a credere sempre di più nell.inventiva compositiva dei jazzisti italiani", come afferma il pianista nel presentare la formazione.
Da questo il nome del progetto: Recital, appunto. Un programma pensato e diretto per inquadrare e mettere a fuoco la pratica della composizione, per dare valore allo spirito e all’inventiva degli autori scelti. Il materiale, vario per provenienza, assume una identità propria e personale nell’ispirazione e nel lavoro di arrangiamento del trio.
Recital in evidenza le capacità interpretative di Francesconi, Ghetti e Canevali: tre musicisti esperti, protagonisti di importanti collaborazioni a livello italiano e internazionale. Tre musicisti naturalmente disposti alla contaminazione dei linguaggi e in grado di sintetizzare, nelle improvvisazioni, le proprie esperienza musicali e le nuove strade del jazz.

Jerry Popolo - Optimum (WD170) Del: 30/01/2008

Otto brani originali e una versione, appassionata e robusta, di Here, there and everywhere dei Beatles, suonata dal tenore e dal Wurlitzer. Optimum rappresenta, in modo essenziale, lo stile e lo spirito di Jerry Popolo: una voce calda ed energica, la forza viene sempre stemperata dall'istinto melodico, il canto si fonde con i princìpi del ritmo.
Il groove naturale del sassofonista è l'unione spontanea di melodie cantabili e forza trascinante. Si crea, così, una linea coerente: le intenzioni si aggiungono alle influenze e le composizioni attraversano le stagioni del jazz. Il riferimento sonoro è il jazz acustico, lo sguardo punta ai quartetti guidati dai sassofonisti.
Ma, nell'ipotetica necessità di scegliere tra hard bop e jazz modale, Jerry Popolo risponde con una sintesi razionale e ragionevole che accoglie anche molti altri elementi e, se pure ogni brano si riferisce, in prima battuta, a una determinata atmosfera, nei suoni del quartetto entrano anche altri accenti e altre inflessioni: il soul, il ritmo, il jazz elettrico, la canzone... La scelta di Julian Oliver Mazzariello, Dario Deidda e Giampiero Virtuoso rende ancor più naturale lo sviluppo di Optimum. Alle qualità indiscusse, si aggiungono la versatilità, la lunga conoscenza personale e la comune militanza musicale tra i quattro (tutti provenienti dalla straordinaria scena salernitana), la capacità di mettersi al servizio dei temi e di sfruttare i brani come veicolo per la propria personalità.

Antonio Onorato - Tudo Azul (WD167) Del: 24/01/2008

Mille colori in una chitarra: Antonio Onorato crea con le sue note una sintesi felice di jazz ecanzone, di tradizione napoletana e atmosfere brasiliane. Estar Tudo Azul vuol dire star bene. Antonio Onorato porta, nei brani e nei suoni del disco, le anime della sua musica e, nota dopo nota, melodie, sapori e linguaggi si fondono in una sintesi personale, sincera e rilassata: i tasselli prendono posto con gentilezza, la musica diventa il veicolo per i sentimenti e per la voglia di esprimerli. Tudo Azul, tutto bene… e nelle atmosfere del lavoro si rispecchia lo spirito aperto di Onorato, i colori delle sue passioni, la vocazione melodica e lo stile arioso del chitarrista.

Luca Mannutza & Andy Gravish - Sound Advice (WD166) Del: 20/12/2007

Luca Mannutza e Andy Gravish, Sound Advice. Sette composizioni originali firmate da Mannutza e Gravish, sette brani in equilibrio tra tradizione e spunti personali: il suono classico del quintetto con tromba e sassofono, la forza pulsante della ritmica si fondono con l’intervento personale e moderno sulla scrittura.
Sound Advice conduce l’ascoltatore dalle atmosfere liriche de Il Mare e de L’Astronauta all’hard bop vigoroso di Hangin at PDR e I have a dream, con eleganza e maturità: un percorso coerente, sempre attento alle dinamiche e alle emozioni dei brani.
Sound Advice unisce cinque musicisti conosciuti per il gusto musicale e per aver collaborato con i più importanti nomi del panorama nazionale e internazionale. Mannutza, Gravish, Ionata, Bulgarelli e Di Leonardo sono cinque musicisti di grande esperienza e spessore, capaci di offrire il meglio in ogni contesto e, soprattutto, molto affiatati tra di loro, per aver registrato e suonato insieme in numerose formazioni.

A French Man in New York - Kekko Fornarelli (WD168) Del: 10/12/2007

A French Man in New York è il risultato discografico di Petruccianism, progetto attivo da due anni e sviluppato da Kekko Fornarelli tra l’Italia e la Francia, da quando si è trasferito a Lione.
Michel è ancora tra noi, afferma Paolo Fresu nelle note di copertina, perché la sua musica travalica gli stili, perché il suo messaggio è così forte e trasversale da aver influenzato tutta una generazione di pianisti moderni.
Un progetto rodato in concerto e messo a punto con cura e con dedizione. La scelta, intrigante, dei brani accosta i temi di Petrucciani alle composizioni originali di Fornarelli; la musica si muove in equilibrio tra il mainstream e la visione europea del jazz, tra melodia e vigore espressivo.
Nella scelta dei musicisti si ritrovano il percorso personale e musicale del pianista, le influenze e le collaborazioni più durature: la verve solistica dei sassofoni di Rosario Giuliani, si intreccia con lo stile di Fornarelli, lirico ed energico al tempo stesso, e si avvale della melodica solidità della sezione ritmica, formata da Yuri Goloubev insieme a Manhu Roche e ad Attilio Terlizzi.
A French Man in New York è il secondo lavoro di Kekko Fornarelli con la Wide Sound, dopo Circular thought, disco di esordio pubblicato nel 2005.

Panta Rei - Roberto Spadoni (WD169) Del: 30/11/2007

Macchine del tempo, orologi, meteopatie e modi di dire: in una, raccontare il Tempo, aprirsi alla percezione filosofica e creare gli spazi per una racconto in musica.
Il Roberto Spadoni Nine affronta il discorso con una formazione ampia e non convenzionale, colorata da strumenti inusuali come tuba e corno. Tra le sue fila, sono presenti alcuni tra i musicisti più interessanti della scena italiana, musicisti che, da tempo, condividono il cammino artistico del compositore.
Due premesse importanti per comprendere come si sviluppa Panta Rei. La scrittura sobria di Spadoni incrocia le voci dei fiati e il supporto importante della ritmica, una visione fortemente unitaria integra il portato delle tradizioni e le dimensioni più moderne: gli interventi dei solisti danno corpo alle riflessioni sul Tempo, alla forte eredità espressiva proveniente dalle esperienze precedenti del chitarrista, alle necessità narrative insite nella scrittura.
Panta Rei, come dimostrano le foto che accompagnano il booklet, è il frutto di un lavoro sereno e rilassato: nel mood del disco entrano lo spirito giocoso e la ricerca sui contenuti, il racconto e le capacità dei solisti. Una sintesi tra anime musicali diverse, da New Orleans al cool jazz alla dimensione melodica nostrana. profonda e leggera, al tempo stesso, come il percorso disegnato da una meridiana.

Massimo Manzi Project - Identità (WD165) Del: 12/09/2007

Identità è il nuovo lavoro di Massimo Manzi: il disco segna un passo importante nella carriera del batterista e rappresenta, con un lavoro di altissimo profilo, le prestigiose collaborazioni di Manzi.

“Penso che, oggi più che mai, emerga l’esigenza di capire bene chi siamo e non accettare passivamente le mille spinte che provengono dall’esterno”. Massimo Manzi spiega così il titolo del lavoro e, in Identità, il Massimo Manzi Project si muove con disinvolta maturità tra le diverse strade intraprese dal jazz, affronta la tradizione con il piglio personale di un’esperienza aperta, da sempre, al confronto, utilizza, forte della conoscenza, linguaggi espressivi differenti.

Il Massimo Manzi Project é una formazione composta, oltre che dal batterista, da Dave Liebman, Paolino Dalla Porta e Andrea Dulbecco: i quattro musicisti danno vita ad un felice incontro di sonorità ed espressioni musicali, giocando con un repertorio composto da brani originali di Manzi, Dalla Porta e Liebman e standard ricercati.

Tell Me The Story - Andrea Solarino & Massimo Manzi (WLK003) Del: 20/07/2007

Andrea Solarino e Massimo Manzi guidano una formazione agile, ad assetto variabile, sempre pronta ad aderire alle atmosfere dei brani presenti, abile nel cogliere sfumature diverse, nel proporre sonorità necessarie per dare vita al racconto musicale.
Una visione matura e pacata, un’attitudine vigorosa e senza frizioni permette al gruppo di muoversi, sempre con elegante e disinvolta padronanza, attraverso tutti i territori esplorati.
Tell me the story muove alla ricerca della sintesi tra le personalità dei due leader, tra gli standard e le composizioni originali, tra le intenzioni dei brani, la scelta dei suoni e le dinamiche necessarie alle emozioni. La presenza funzionale del trombone di Massimo Morganti, i differenti strumenti utilizzati da Marco Postacchini, l’approccio sempre calzante della chitarra di Solarino, la vivacità della ritmica composta da Manzi e Carmenati realizzano l’assetto variabile di una formazione, l’intreccio tra i suoni dell’hard-bop e le dinamiche più moderne.
La sintesi è un obiettivo necessario per Solarino e Manzi. Capacità ed influenze, riferimenti e intenzioni vengono convogliati in tutti i passaggi di Tell me the story per dare vita alla voce originale e compatta della formazione.

Speakin'4 - Mandolini, De Federicis, Pesaresi, Desiderio (WD163) Del: 10/07/2007

Speakin'4, conversazione a quattro voci. Mauro De Federicis, Roberto Desiderio, Fabrizio Mandolini e Gabriele Pesaresi presentano, con questo lavoro, la loro lunga esperienza musicale comune.
Speakin'4 è una formazione consolidata e matura e attraversa voci, stili e sonorità, di volta in volta diversi, senza perdere la propria direzione: la conversazione cambia tono, registro, argomento, senza smarrire il senso delle cose da affermare. I quattro musicisti affrontano i diversi aspetti della materia musicale, con il giusto equilibrio tra le molteplici anime creative del ventunesimo secolo.
Mauro De Federicis, Roberto Desiderio, Fabrizio Mandolini e Gabriele Pesaresi costituiscono una formazione plurale con naturalezza disinvolta: nessuno dei musicisti sovrasta l’altro o ne oscura le espressioni. La visione del gruppo è omogenea e personale, moderna, aperta ed europea e tiene conto delle diverse, moltissime, influenze possibili al giorno d’oggi, di tradizioni e percorsi, per dare vita ad una conversazione matura.

Gianluca Caporale - Un lungo viaggio (WLK002) Del: 01/07/2007

Che  dire di un sax italianissimo in grado di regalarci un hard bop tagliente ed energico? Gianluca Caporale sfreccia con il suo sassofono tra temi esplosivi ed improvvisazioni dirette e  impazienti. Il suono del quartetto, pieno e potente, è una  sferzante scarica che spinge in avanti i brani: una corsa senza  freni e senza mezzi termini. Gianluca Caporale esalta le  possibilità offerte da un repertorio di ispirazione classica e  coinvolge il quartetto in un assalto senza pause, in una corsa frenetica di jazz.

D'Acqua e di Vento - Emiliano Rodriguez & Stefano De Bonis (WD161) Del: 16/05/2007

Ironica e serrata. La musica proposta da Emiliano Rodriguez e Stefano De Bonis in D.acqua e di vento è una miscela scoppiettante e colorata di suoni, idee, citazioni, scherzi, sorprese. Una musica matura che utilizza le qualità dei due musicisti, la voglia di giocare con gli strumenti e la capacità di emozionare per dare vita ad un incontro sonoro particolare, giocato sull.impasto del soprano e del pianoforte.
Una musica fatta di scatti e di istanti, un accostarsi continuo e brillante di accenti e di richiami. Accenti classici, amore per il jazz e sapori mediterranei, una varia e consapevole scelta di temi e ritmi, una sempre convincente scelta dei suoni e delle atmosfere.
L'ironia si ritrova anche nelle brevi spiegazioni che De Bonis e Rodriguez danno dei brani e dei titoli: pensieri brevi riportano le idee e la genesi delle musiche, dei nomi, le situazioni che hanno scaturito le musiche.

A24 - Delle Monache, Diodati, Gola, Baron (WLK001) Del: 20/02/2007

"...in un.epoca di progettualismo spesso senza significato alcuno, di ipertecnicismo e clonazioni, la musica degli A24 si distingue per capacità e immediatezza di esprimere e trasmettere emozioni che nascono dal profondo mondo interiore di ciascuno di questi straordinari musicisti". (Salvatore Bonafede, dalle note di copertina del lavoro)
Gli A24 legano, nella loro musica, la passione per le più recenti evoluzioni stilistiche del jazz alla conoscenza della tradizione. Un viaggio sonoro, allo stesso tempo, muscolare ed elegante: una visione originale in grado di coinvolgere ed incuriosire il pubblico.
Con il disco degli A24, la Wide Sound lancia ufficialmente la linea Wider Look: un nuovo marchio e una nuova strategia per dare spazio e visibilità ai progetti già validi ed interessanti di giovani musicisti.
Wider Look: una visione ampia nei confronti di una realtà vitale e importante, la scena dei musicisti emergenti già capaci di esibire un linguaggio definito. Una strategia nuova investe i diversi aspetti della promozione e della diffusione dei progetti; un nuovo marchio garantisce la qualità e la riconoscibilità dei lavori proposti dai musicisti della Wider Look.

Be-bop Buffet - Simone Zanchini & Frank Marocco Del: 20/10/2006

Be Bop Buffet è l’incontro di Simone Zanchini e Frank Marocco. L’incontro di due fisarmonicisti dalla storie e dalle esperienze diverse che si incontrano sul terreno della melodia e dello standard jazz. Come attesta il nome stesso del disco, la scelta dei brani e delle situazioni sonore si muove verso la radice bop e i due musicisti portano la fisarmonica verso un approccio all’improvvisazione di stampo jazzistico, in maniera ortodossa e fresca.
Il suono e la ricerca di un equilibrio tra sentimento e virtuosismo sono i motivi fondamentali dell’incontro: Marocco e Zanchini accostano due visioni particolari della fisarmonica e le diverse interpretazioni stilistiche. Influenze che provengono dalle storie musicali di Marocco e Zanchini, che sintetizzano il rapporto con il jazz e le musiche tradizionali, l’interpretazione del suono e della fisarmonica.

Lode 4 Joe - Max Ionata & Luca Mannutza (WD159) Del: 20/09/2006

Lode 4 Joe: tribute to Joe Henderson. Luca Mannutza e Max Ionata ripercorrono la vicenda musicale del grande sassofonista americano, scomparso nel 2001, nella forma asciutta del duo, attraverso le composizioni celebri di Joe Henderson e l’interpretazione matura e personale dei due musicisti.
La dimensione del duo porta a ragionare sulle strutture dei brani e sulle assenze: dare il giusto posto a tutti gli elementi che compongono la scrittura e l’esecuzione. Interpretare in duo il songbook di un compositore, di un musicista importante, diventa una sfida ulteriore, nel far quadrare i conti e le necessità di un concerto, di una registrazione, di una performance.
Max Ionata e Luca Mannutza collaborano, in quartetto e in duo, da diversi anni e questo affina la conoscenza reciproca e la rielaborazione dei brani. La scrittura di Joe Henderson si snoda in una mistura di accogliente lirismo e muscolarità solare, rivela attenzione per gli arrangiamenti e per l’emozione. Mannutza e Ionata tengono in considerazione tutti questi elementi, scandendoli brano dopo brano: dare importanza alla melodia originale e alla visione globale con la quale viene interpretato ogni brano, dare risalto ai suoni pieni e ai colori vitali della musica di Henderson.


RegistrationHomepage
             Musicomania Editoriale - Via L. Fioravanti, 26 - 64020 Nepezzano (Teramo) - P.Iva 01703140671 - Privacy